Andrea Zanzotto

Novant’anni fa nasceva Andrea Zanzotto,
uno dei più grandi poeti viventi a cui devo il mio amore per la poesia, e a cui l’Italia – e il Veneto in primis- dovrebbero dire grazie. Non solo perchè ha saputo sposare la lingua italiana a quella veneta, creando figlie bellissime (le sue poesie), ma anche perchè è esempio vivente di come mai non ci si debba stancare di difendere la bellezza, l’armonia, il rispetto per noi stessi e per il mondo che abitiamo.
Molto c’è da dire, attorno alla sua figura e soprattutto attorno al potere evocativo dei suoi versi, ma non è il mio uno spazio per fare lezioni. Solo mi piacerebbe che qualcuno lo ricordasse e magari leggesse oggi qualcuna delle sue poesie. Perciò mi limito qui sotto a riportare una delle mie preferite, forse la prima che mi abbia fatto avvicinare all’opera zanzottiana:

Quanto a lungo tra il grano e tra il vento
di quelle soffitte
più alte, più estese che il cielo,
quanto a lungo vi ho lasciate
mie scritture, miei rischi appassiti.
Con l’angelo e con la chimera
con l’antico strumento
col diario e col dramma
che giocano le notti
a vicenda col sole
vi ho lasciate lassù perchè salvaste
dalle ustioni della luce
il mio tetto incerto
i comignoli disorientati
le terrazze ove cammina impazzita la grandine:
voi, ombra unica dell’inverno,
ombra tra i dèmoni del ghiaccio.
Tarme e farfalle dannose
topi e talpe scendendo al letargo
vi appresero e vi affinarono,
su voi sagittario e capricorno
inclinarono le fredde lance
e l’acquario temperò nei suoi silenzi
nelle sue trasparenze
un anno stillante di sangue, una mia
perdita inesplicabile.
Già per voi con tinte sublimi
di fresche antenne e tetti
s’alzano intorno i giorni nuovi
già alcuno s’alza e scuote
le muffe e le nevi dei mari;
e se a voi salgo per cornici e corde
verso il prisma che vi discerne
verso l’aurora che v’ospita,
il mio cuore trafitto dal futuro
non cura i lampi e le catene
che ancora premono ai confini.

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inCORPORE

Disegno di Renato Guttuso

Se è “l’eternamente giovane” l’obiettivo a cui tendere, significa che in questo gioco siamo destinate a perdere comunque, a meno di  non ricorrere a espedienti per ridurre la distanza dal modello. Per questo l’ossessione del “restare in forma” deve spingerci a domandarci nella forma di cosa (o di chi) viene chiesto di riconoscersi. La chirurgia estetica in continuo sviluppo, la cosmetica antiage che ci lusinga dagli scaffali e la maniacale manutenzione da palestra a cui ci sottoponiamo non sono solo l’effetto del martellamento pubblicitario che denigra le nostre normalità, ma sono segnali di un desiderio di trasformare il corpo in un santuario immutabile, l’indizione dell’incapacità di fare pace con la nostra morte e vulnerabilità. Il processo di riappropriazione della propria complessità per le donne deve passare attraverso la costruzione di un sano immaginario del limite. È una questione di sopravvivenza, e non solo in rapporto a se stesse, ma anche in rapporto all’uomo cui offriamo un modello inaccessibile e frustrante con cui rapportarsi.

M.Murgia, Ave Mary

Compito dell’arte è sempre stato quello di contraddire l’errata convinzione che la bellezza si celi nella perfezione. Compito di questo progetto è dimostrare che la sicurezza di sé non si raggiunge cancellando i propri difetti (esteriori ed interiori), ma imparandoli a conoscere e ad amare.

Trattazione e formazione su alcuni temi cruciali per l’identità femminile, proposti attraverso occasioni laboratoriali ed esperienziali in cui le partecipanti potranno sperimentare in prima persona varie tecniche artistiche tra cui: fruizione di video e documentari, tecniche psico-corporee (rilassamento e respirazione, giochi fisici, massaggi, etc.), tecniche di role play e improvvisazione teatrale, tecniche immaginative e pittoriche, lettura di poesie.
1. Consigli per gli acquisti: dove trovare la propria bellezza                                                               2. Il rapporto col proprio corpo: specchio per nascondere o per mostrare?
3. La maternità e la potenza creativa                                                                                                       4. Maria e le altre: i modelli femminili a cui chiedono di ispirarci

il workshop è aperto a tutte.

giovedì 20 ottobre ore 20:00-22:30/sabato 22 ottobre 2011 ore 14:00-19:00.                               (partecipazione obbligatoria ad entrambe le date)                                                                                 Villa Guidini, foyer del teatro                                                                                                                        Zero Branco (TV)

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OTTOBRE IN ROSA

corporeità femminile-ALLA RICERCA DELL’AMORE DI SE’-      PROGRAMMA:

RIME ROSA                                                                            Poesia e impegno per la ricerca, al femminile.

LUCIA FORNAINI presenta “Tra Sile e Po”               ANNALISA BERTAZZON e EMMA DELLA LIBERA presentano “Ogni giorno”.                                                         giovedì 6 ottobre 2011                                                                Sala Consiliare del Municipio, ore 20.30

TUMORE AL SENO: VINCERE SI PUO’ 

 convegno promosso da APIO (Associazione Prevenzione Informazione Oncologica) Interviene il dr MORA GIANFRANCO, Dirigente Medico 3^ Chirurgia Generale,              Ospedale Ca’ Foncello (TV), modera la d.ssa TERESA SURICO, medico di base    giovedì 13 ottobre 2011                                                                                                                    Sala Consiliare  del Municipio, ore 20.30

 

IN CORPORE                                                                                                                                          Alla ricerca dell’amore di sé, difetti compresi.                                                    Laboratorio per donne 25/60 anni condotto da VALENTINA VETTOR,                                     psicologa e counselor teatrale (min 8/ max 15 partecipanti).                                                              Contributo individuale € 30,00. Iscrizioni entro il 15 ottobre 2011.                          giovedì 20 / sabato 22 ottobre 2011                                                                                                  Foyer Villa Guidini (Gio 20.00/22.30 – Sab 14.00/19.00)

SUSSURRI               

Spettacolo teatrale diretto da VALENTINA VETTOR, produzione AnimaZero.               Con il contributo delle partecipanti a “In Corpore”.                                                  giovedì 27 ottobre 2011                                                                                                                   Sala Consiliare del Municipio, ore 20.30

 

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Boiccottiamo Striscia la notizia


Ai più ingenui potrebbe sembrare l’ennesima trovata pubblicitaria dai toni un tantino provocatori, a me sembra ancora una volta una strumentalizzazione del corpo delle donne, della loro immagine e presenza.
Greggio, che con toni di sfida invita il Corriere e la Repubblica a rinunciare alle loro riviste dedicate al femminile in cambio dell’assenza delle veline, è il ritratto dell’italiano che crede di mostrarsi intelligente perchè -di fronte ai propri mali- non è più in grado di fare un “mea culpa”, tornare sui propri passi e meditare sul perchè abbia ricevuto tante critiche- ma pensa solo a svelare le colpe degli altri, a mostrare i loro scheletri negli armadi. Sembra che tutti in Italia continuino a chiedersi “Perchè devo dare l’esempio io, quando ci sono altri che fanno peggio di me?”

“Perchè guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello e non la trave che c’è nel tuo?”, avrebbe detto invece qualcunaltro, che -a questo punto della storia- viene decisamente a mancare.
Anche la politica è piena zeppa di questi esempi e credo che sia davvero tempo di dire “basta”.
Non voglio che a governare ci siano persone ricattabili in grado di difendersi solo col contrattacco, non voglio essere condannata a spegnere la tv a tutte le ore del giorno, perchè invece di distrarmi e rilassarmi mi rende solo più indignata e arrabbiata.

“Ci sono due categorie di televisione:la televisione intelligente che fa dei cittadini difficili da governare, e la televisione imbecille che fa dei cittadini facili da governare.”
Jean Guéhenno

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Lettera


Io penso che il teatro possa continuare a vivere solo se smetterà di essere elitario, se diventerà una forza propulsiva di significati, energie e idee, aprendosi a tutti. Non amo le performance create solo per esibire la bravura dell’attore, non mi piacciono le esibizioni fine a se stesse. Credo, fortissimamente credo che ogni spettacolo sia un’occasione unica per comunicare, diffondere, creare cultura. In un laboratorio si lavora per se stessi, per trovare stimoli alla propria crescita personale; in prova invece si lavora per un messaggio, un racconto, un significato. L’attore è uno strumento, un veicolo, e deve plasmare le proprie caratteristiche fisiche e di personalità in virtù di una storia che deve prendere vita.
Forse durante le prove è facile farsi prendere dalle esigenze personali, dalle proprie paure e insicurezze, dalle proprie azioni, da come si è vestiti, truccati e pettinati, dai movimenti precisi che si devono compiere. Ognuno pensa a se stesso e a come verrà visto dal pubblico, dagli amici e parenti che lo verranno a vedere. Ognuno vuole esibire il meglio di sé… così c’è chi vuole provare e riprovare scene che non vengono tanto bene, chi si ostina in battute che non restano in memoria, chi litiga per le entrate o gli oggetti da portare in scena… e questo è normale e perfettamente comprensibile… ecco perché c’è un regista che si assume la responsabilità di scegliere per gli attori! In scena dobbiamo essere personaggi, non ragazzi che provano a recitare. Il bravo attore non risponde alla logica della perfezione, ma a quella della realtà!!!
Se uno solo alle cose che deve fare, alle proprie battute o ai propri movimenti, rimarrà incastrato nella propria dimensione personale e apparirà sempre slegato da tutto il resto.
Solo se si ascolta la scena, solo se si diventa veramente partecipi della storia che raccontiamo, ne diventiamo parte integrante e irrinunciabile. Se quando sto dietro alle quinte mi chiudo in me stesso e penso strettamente alle cose che devo fare o ho fatto, fallisco nel mio essere personaggio: devo essere partecipe di ciò che succede sul palco anche quando non tocca a me…. perché ciò che è importante non sono io, ma la storia!!!!
Fare teatro è una bella lezione di collettività. L’individualismo non va molto lontano, per questo è un’arte che funziona poco in questo periodo storico.

Il successo che abbiamo ottenuto, le risate e le lacrime della gente, sono stati raggiunti grazie ad ognuno di voi, e spero che questo sia l’importante: essere stati significativi per tutta quelle persone, aver potuto contribuire al consolidamento di una storia che non è solo un romanzo, ma una parte della nostra memoria popolare, e spero che quella memoria si sia fatta strada anche dentro di voi.
Concludo usando un’immagine di Mariagiovanna Rosati Hansen:
“il teatro è come un amante difficile: si fa rincorrere, desiderare, ogni giorno chiede attenzioni, energie, sacrifici. Ma quando ti ripaga della sua ora d’amore ti regala emozioni che non si riescono più a dimenticare e che ti legheranno per sempre ad esso.”

Tutte le difficoltà delle prove finiscono quando si apre il sipario, e quando lo stesso si richiude a spettacolo finito è inevitabile sentire una specie di vuoto dentro, proprio come quando il proprio amante se ne va.
Ecco, se avete provato questo… sentitevi complici di questa mia storia d’amore!!!

Vale

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CENA LETTERARIA

La tavola diventa una scena e il cibo un tema che crea suggestioni, racconti,              emozioni ed immagini. Nasce da un’idea di Lisa Gambino quest’ esperienza multisensoriale dove ciò che si mangia è anche ciò che si sente.                                                                              I sapori diventano emozioni, i profumi  creano spazi dove l’immaginazione corre libera,         da una storia all’altra.

Dalle parole di Isabel Allende, Andrea Camilleri, Laura Esquivel, Pablo Neruda;                      grazie alle sapienti mani di Lisa Gambino (www.qbincucinaquantobasta.blogspot.com)          e con la voce (e il corpo) di Valentina Vettor

 

Commento al post serata:

Ieri sera ho trovato conferme, speranze e orizzonti condivisi verso cui tendere.
Ho trovato le donne, finalmente.
Quelle in cui mi riconosco e quelle di cui il mondo dovrebbe parlare.
C’era Margherita che si sentiva di stare dentro al film di Monicelli “Speriamo che sia femmina”, io come sempre con la sensazione di vivere in un romanzo della Allende, uno di quelli che poi abbiamo raccontato.
Forse, lo spero, abbiamo mostrato una sensualità e una femminilità diverse da quelle ostentate e prepotenti che emergono ultimamente dai media,
anche noi donne fragili -impaurite come tutte dai livelli calorici o sofferenti per
un amore che non possiamo vivere-ma consapevoli della nostra bellezza.
Lisa Gambino è tutto ciò che di bello e buono- nel senso greco del termine- una donna può offrire: accoglienza, determinazione, leggiadrìa, armonia, eleganza, sobrietà, cultura, intelligenza, sensibilità.
Nei suoi occhi ho letto la fermezza di una passione, la dolcezza e la predisposizione verso gli altri, il tentativo di ascoltare e capire, senza necessariamente assecondare ma proponendo con creatività delle proprie soluzioni, assumendosi la responsabilità di una decisione, di una posizione.
Ho visto tutto ciò che una donna dotata può offrire al mondo,
quale risorsa importante possa essere per la sua società.
Tutto questo viene trasmesso in una cena. In un tempo di diete e fast food vedere con quanta dedizione Lisa cucina per le persone è commovente.
Io naturalmente non ho potuto sottrarmi…non solo spiluccando qua e là deliziosi manicaretti, ma cercando di far arrivare ai commensali tutta la poesia, la ricerca, le storie che stanno dentro alle donne che, come me e Lisa
“…tirano avanti con fatica e pregano di nascosto, improvvisano con le pignatte e tra le lenzuola facendo del loro meglio, approfittando di ciò che è a portata di mano, senza pensarci troppo su e senza grandi sceneggiate, grate per i denti rimasti e per la fortuna immensa di avere qualcuno da abbracciare” (I. Allende, Afrodita).

Posso riappacificarmi con le donne… e sentirmi di nuovo solidale.

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UN CORPO DOPO L’ALTRO

All’interno della rassegna “State Uniti nelle Arti – daZeroaMille-” che si tiene a Zero Branco ieri sera abbiamo messo in scena                                 «Un corpo dopo l’altro», reading di  poesie di Patrizia Riscica interpretate da Valentina Vettor e tradotte in danza dalle coreografie di Silvia Bugno e Domenico Santonicola.                                                              Il corpo è ciò che ci tiene ancorati al mondo, il luogo da cui parte ogni nostra conoscenza e in cui abita la memoria                                              (“La conoscenza appartiene alla pelle, contiene parole speciali, introvabili altrove, da consumare con cautela…” ) . Non è merce da vendere, insomma.                                       Piuttosto un’opera d’arte da contemplare e su cui ricostruire un significato,                              per non sprecare nessuna possibilità di esistere” www. patriziariscica.it


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